
7) Tertulliano. Cristianesimo e filosofia.
Tertulliano non ha dubbi: il cristianesimo  decisamente superiore
alla filosofia, e deve essere seguito alla lettera l'insegnamento
di Paolo che scongiura i cristiani di non avvicinarsi alla
filosofia

fonti diverse (vedi manuale pagina 219).

a) La superiorit del cristianesimo sulla filosofia (Apologeticum,
XLVI, 1-18).

1   Mi sembra di aver confutato tutti i capi d'accusa con i quali
si vuole spargere il sangue cristiano. Ho spiegato il nostro modo
di vivere, con le mie argomentazioni ho provato la verit della
nostra dottrina basandomi sulla autorit e sulla vetust della
Sacra Scrittura e sul palese riconoscimento delle forze
demoniache. Chi osasse controbattere i miei argomenti, si faccia
pure avanti, ma non gi con parole vane, sibbene nella stessa
maniera con la quale ho tessuto la mia dimostrazione, fondandosi,
cio, sulla verit.
2   Frattanto coloro che non credono, poich non sanno come
sfuggire alla bont della nostra dottrina, la quale bont si
manifesta nella nostra maniera di vivere e nelle nostre relazioni
con il prossimo, dicono che il cristianesimo non  ispirato da
Dio, ma  semplicemente una filosofia, cio affermano che la
stessa innocenza, giustizia, pazienza, sobriet e continenza sono
cose insegnate e attuate dai filosofi.
3   Ma allora, giacch per la dottrina possiamo paragonarci ai
filosofi, perch non concedete anche a noi la libert e l'impunit
nell'insegnare la nostra dottrina? E perch loro, giacch son pari
a noi, non sono spinti a quelle pratiche che costituiscono per noi
un pericolo, se non ci pieghiamo? Chi costringe un filosofo a
sacrificare, a spergiurare, a portare vane lucerne in pieno
giorno? Ch anzi essi palesemente abbattono le vostre divinit e,
anche nei loro libri, denunziano le vostre superstizioni, mentre
voi li lodate. La maggior parte di essi si scagliano poi contro i
governanti, mentre voi li sostenete, ed  pi facile che siano
ricompensati con statue ed erogazioni anzich essere condannati
alle belve. Ma tutto questo  giusto; giacch son chiamati
filosofi, non cristiani. I demoni non fuggono questo nome:
filosofi! E perch dovrebbero fuggirlo dal momento che i filosofi
giudicano i demoni di? E' la voce di Socrate: Se il demone
acconsente. Ed egli stesso, mentre dimostrava di sapere qualcosa
della verit negando gli di, quando fu prossimo alla morte lasci
come obbligo che si sacrificasse un gallo ad Esculapio, forse -
credo - in onore del padre suo, giacch proprio Apollo aveva
proclamato Socrate il pi sapiente di tutti. O sconsigliato
Apollo! Rese testimonianza di sapienza a quell'uomo che negava
l'esistenza degli di.
4   E' proprio vero che chi serve la verit con fede incontra
tanti pi ostacoli sulla propria strada, tanto pi  l'odio che la
verit suscita tra gli uomini contro di s. Chi invece la inquina,
ottiene naturalmente i favori di coloro che vanno contro la
verit. I filosofi simulano la verit e, cos facendo, la
guastano, per riceverne gloria; i cristiani invece ricercano, come
per un bisogno, la verit e scrupolosamente la seguono
preoccupandosi solo della propria salvezza. E' proprio per questo
che tra noi e i filosofi non ci pu essere nessuna somiglianza n
nella vita n, tanto meno, nei costumi, come voi invece credete.
Che cosa pot dire di certo a Creso, che lo interrogava sulla
divinit, Talete, colui - cio - che  il principe dei fisici,
dopo aver fatto trascorrere invano e tante volte il tempo per
riflettere? Qualunque artigiano cristiano trova Dio e te lo
dimostra e quindi designa anche con i fatti tutto ci che si pu
sapere di Dio, anche se Platone afferma che  difficile trovare il
creatore dell'universo e, anche quando lo si  trovato, 
difficile parlarne a tutti.
5   Un'altra accusa poi ci vien mossa: quella sull'onest dei
costumi. Io vi inviterei allora a leggere quella parte della
sentenza degli Ateniesi contro Socrate, laddove costui  accusato
di corrompere la giovent. Peraltro il cristiano non permette che
si ami una donna che non sia sua, mentre so assai bene le turpi
relazioni tra Frine e Diogene e ho anche inteso che Speusippo mor
proprio mentre compiva un adulterio. Invece il cristiano non
conosce che la sua sposa. Democrito poi dimostr di essere
incontinente, giacch si accec constatando che non poteva posare
lo sguardo su una donna senza sentire il desiderio di possederla,
o perlomeno il turbamento per non poterla avere. Mentre il
cristiano, senza bisogno di accecarsi, non guarda neppure le
donne, essendo premunito nel suo intimo contro ogni desiderio di
illecite passioni.
6   E giacch devo difendere anche la nostra umilt, vi ricordo
Diogene che con i suoi piedi pieni di fango e pur con superbia
cammina sopra i tappeti di Platone, mentre invece il cristiano non
ha mai superbia, neppure con i poveri. E per difendere la nostra
moderazione, vi ricordo Pitagora vissuto a Turi, e Zenone, vissuto
a Priene, i quali bramano appunto i posti di comando, mentre
invece i cristiani non ricercano neppure la carica di edile. E per
difendere la serenit della nostra coscienza, vi ricordo Licurgo
che si lascia morir di fame solo perch gli Spartani avevano
modificato le sue leggi, mentre invece il cristiano, quando viene
condannato, ringrazia. E per mettere a confronto la nostra lealt,
vi ricordo Anassagora che si rifiuta di restituire ai suoi ospiti
il denaro che quelli avevano depositato presso di lui, mentre
invece il cristiano viene riconosciuto fedele anche da coloro che
non professano la sua fede. E per difendere la nostra generosit,
vi ricordo Aristotele che fa in modo che il suo amico Ermia venga
destituito dalla carica, mentre invece il cristiano non opera il
male nemmeno contro il suo nemico. E ancora: Aristotele adulava
vergognosamente Alessandro che era al potere, cos come Platone
viene venduto schiavo da Dionisio per la sua voracit. Aristippo,
pur essendo vestito di porpora e sotto una gonfia apparenza di
austerit, si d ai piaceri, ed Ippia viene ucciso proprio mentre
trama contro la sua patria, quando invece un cristiano non farebbe
mai simili cose, neppure per difendere i propri compagni che sono
stati straziati da ogni genere di crudelt.
7   Ma qualcuno potrebbe dire che anche fra noi c' qualcuno che
si discosta dalle norme della dottrina: sar anche vero, ma
costoro per noi non sono pi cristiani, mentre per voi i filosofi,
pur con le loro colpe, rimangono sempre filosofi in nome e ad onor
della sapienza.
8   E allora che cosa c' mai di simile tra un filosofo e un
cristiano, fra uno che  discepolo della Grecia e uno che  alunno
del Cielo, fra chi smercia aridit e chi d invece ricchezza di
vita, fra chi dice solo parole e chi opera fatti, fra colui che
distrugge e colui che edifica le cose, fra chi  amico della
menzogna e chi le  nemico, fra chi  pervertitore della verit e
chi ne  invece rafforzatore e diffusore, fra chi ruba alla verit
e chi ne  custode?.

b) O misero Aristotele! (De praescriptione haereticorum, c. 2).

1   Queste sono le dottrine degli uomini e dei demoni, originate
per le orecchie amanti di novit dall'ingegno della sapienza
mondana, che il Signore chiama stoltezza [...].
2   Essa  infatti materia della sapienza mondana, temeraria
interprete della natura e della disposizione divina. Le stesse
eresie infine provengono dalla filosofia [...].
3   O misero Aristotele! Ritraendoci da queste cose, l'Apostolo
[Paolo] ci scongiura di guardarci dalla filosofia, scrivendo ai
Colossesi (secondo, 8). Egli era stato ad Atene, ed aveva
sperimentato codesta sapienza umana, ostentatrice e falsificatrice
della verit, nei convegni, una sapienza divisa nelle sue eresie
attraverso la variet delle stte discordi fra loro. Che c'
dunque di comune fra Atene e Gerusalemme? Che di comune
all'Accademia e alla Chiesa? Che di comune agli eretici e ai
cristiani? Il nostro ammaestramento viene dal Portico di Salomone;
questi aveva insegnato anch'egli che occorre cercare il Signore
con la semplicit del cuore. Considerino bene coloro che han messo
fuori il cristianesimo stoico o platonico o dialettico. [...].
4   [Cristo insegn nel portico di Salomone] [...] Dopo Cristo noi
non abbiamo bisogno di andar curiosando; n abbiamo bisogno di
tanto andar ricercando dopo il Vangelo. Quando crediamo, non
desideriamo nulla oltre che credere

(Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1966, volume
terzo, pagine 165-168; volume V, pagine 76-77)

